L’anima musicale di Federico García Lorca

di Monica Sanfilippo • mar 5th, 2010 • Letteratura, Musica

Federico García Lorca, tra i nomi più risonanti della poesia europea del Novecento, scontò con la vita il prezzo della sua “diversità”, come artista e come uomo. Dichiaratamente repubblicano, durante la Guerra civile spagnola e omosessuale, una grave colpa per la Spagna conformista dell’epoca, viene catturato e fucilato dalla Guardia Civil del comandante Valdés nell’agosto 1936, nei pressi di Viznar, vicino Granada. Una voce di sdegno si leva unanime da ogni parte del mondo, come quella dell’amico Pablo Neruda, che nulla può contro l’ottusità della dittatura. Il suo corpo, seppellito in una fossa comune, non è ancora stato riesumato.

Federico, di origine granadina (Fuente Vaqueros, 1898), studia pianoforte con Antonio Segura che accende nel giovane allievo la passione per la musica, rafforzata successivamente dall’amicizia con il compositore Maluel de Falla. Con de Falla inizia un percorso comune di attenzione per l’elemento tradizionale spagnolo-andaluso, partecipando alla conferenza sul Cante jondo tenuta a Granada nel 1922 sulla scia di una rivalutazione delle origini gitane. Lorca stesso scrive la musica per i suoi Cantares populares ispirandosi alle melodie “più profonde” della tradizione andalusa. Distingueva, infatti, il cante jondo, più antico e più autentico, dal cante flamenco, degenerazione del primo affermatosi soltanto nel XVIII secolo.

La vena primitiva del canto andaluso si risolve, per Lorca, nella “pena”, che il poeta-musicista identifica con lo stato d’animo della malinconia, sottile sofferenza legata alla figura femminile: “La donna, cuore del mondo, e padrona immortale della “rosa, la lira e la scienza armoniosa” riempie gli spazi senza fine delle poesie. La donna del cante jondo si chiama Pena“. La sua voce lirica è un “fuoco” che scava nelle viscere delle cose, scarnificandole, per poi innalzarle al cielo, immortalando la parola, ora colore, ora timbro, in una cornice stilistica accurata che oscilla tra tradizione e avanguardia.

Riferimenti bibliografici

  • Claudio Rendina (a cura di), García Lorca. Tutte le poesie e tutto il teatro, Newton Compton, Roma 2009
  • Federico García Lorca, El cante jondo (primitivo canto andaluz), Conferenza di Granada 1922

Riferimenti discografici

  • Manuel De Falla, Federico García Lorca, El corregidor y la molinera. Antiche canzoni spagnole, Musique d’Abord, CD 2005

Note

  1. F. G. Lorca, El cante jondo (primitivo canto andaluz), Conferenza di Granada, 1922.

Monica Sanfilippo - Indecisa tra sentimento e ragione, studia musica e filosofia. Dopo un Dottorato in Storia e Critica dei Beni Musicali, insegna per vivere e scrive per passione. Adora i suoi alunni, la natura e i borghi medievali d’Italia.
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