Dolci vizi al foro, musical plautino
di Armando Rotondi • feb 1st, 2010 • Cinema, Teatro
Tra i vari adattamenti, siano essi per il teatro o per il cinema, di opere letterarie della tradizione classica, nessuno ha ricreato così alla perfezione l’intento dell’originale come A funny thing happened on the way to the forum, musical di Broadway del 1962, noto in Italia come Dolci vizi al foro, firmato da Stephen Sondheim, Burt Shevelove e Larry Gelbart e successivamente portato sul grande schermo, nel 1966, da Richard Lester con Zero Mostel. Tratto da alcune commedie di Plauto, l’opera si configura come uno spettacolo pienamente plautino poiché gli autori utilizzano le stesse tecniche dell’autore latino. In primo luogo l’uso di una vera e propria contaminatio attuata da Shevelove e Galbart, che scrissero il libretto e che attinsero a commedie quali lo Pseudolus e il Miles Gloriosus per creare un testo autonomo.
Ancora più siginificativo e interessante, come si evince in particolare dalla versione cinematografica, è l’uso della prima canzone, Comedy Tonight, interpretata da Zero Mostel. L’attore, che nel film ricopre il ruolo di Pseudolo, qui prende i panni del Prologo che spiega quale sarà il tono della vicenda narrata, quali sono le premesse e chi sono i personaggi. Ecco così che il brano di apertura o prologico non solo va a ricalcare le funzioni e gli stilemi del prologo plautino, ma rispecchia in sé l’ideologia artistica della palliata. Il tutto tradotto in linguaggio filmico e reso ancora più evidente da un sapiente uso del linguaggio che lascia scorrere in rapida successione, sulle note del brano iniziale, scene che ci mostrano avvenimenti che devono ancora accadere. Non si deve infatti dimenticare come nei prologhi plautini non ci venogno solo narrate le premesse, ma molte volte anche lo svolgimento dell’azione.
Riferimenti cinematografici
- Richard Lester (regia di), A funny thing happened on the way to the forum, Stati Uniti 1966
Armando Rotondi - Noto esperto di cinema, teatro e di quanto concerne lo scibile umano. Studioso di (prossima) chiara fama, si ciba attualmente di curiosità innata nell’attesa che tutti i suoi sforzi si concretizzino nel Nobel, non importa per cosa (andrebbero bene anche il Pulitzer, l’Ordine della Giarrettiera o quant’altro).
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