Le sedie vuote di Ionesco
di Chiara De Nardi • gen 28th, 2010 • Teatro
All’origine de Les Chaises, farsa tragica composta da Ionesco nel 1951 e rappresentata per la prima volta nell’aprile del 1952 al Nouveau Lancry di Parigi, c’è un’immagine: una stanza spoglia riempita a poco a poco ma sempre più velocemente da sedie vuote. Su questa visione ossessiva, l’immaginazione visuale e “materiale” dell’autore costruisce l’azione drammatica. Nella concezione di Ionesco, opposta alle teorie brechtiane, il teatro non deve narrare una storia: è un’architettura mobile, una costruzione. Gli oggetti sono veri e propri personaggi, al confine tra figurante e scenografia in un processo in qualche modo inverso alla reificazione beckettiana dell’uomo; la loro proliferazione, coreografia accelerata e “meccanica”, è il motore dell’azione e, paradossalmente, manifestazione di morte.
I due anziani, unica presenza parlante, vogliono raccontare la loro storia ma ad ascoltarli c’è una platea invisibile di sedie vuote e l’oratore a cui è affidato il ruolo di mediatore è un personaggio che non può parlare. La stessa narrazione, affidata a un oratore muto e inviata a un destinatario che non esiste, è concreta rappresentazione della disintegrazione del linguaggio, dell’annientamento della sua funzione comunicativa, analogamente alle formule e ai clichés linguistici della Cantatrice Calva, testimonianza di una patologia del linguaggio che è anche morbo del pensiero e delle relazioni sociali.
“Sulle rovine della comunicazione verbale, Ionesco fa intravedere il silenzio tragico che è quello della solitudine degli esseri viventi” scrive Jean Vannier(1), e il teatro di Ionesco, che vuole essere “una serie di confessioni”(2), rende visibile il vuoto ontologico, l’assenza, il nulla di cui è fatta l’esistenza umana. Un universo assurdo e inconsistente che risulterebbe angosciante se il tragico non fosse mescolato al comico e confuso con esso.
Riferimenti bibliografici
- E. Ionesco, Les Chaises, Gallimard, série Folio Théâtre, Paris 1996
- E. Ionesco, Le sedie, Einaudi, Torino 1982
Note
- Jean Vannier, Langages de l’avant-garde, in Théâtre populaire, n.18, 1° maggio 1956, citato da Raymond Laubreaux, Les critiques de notre temps et Ionesco, Garnier, 1973, p. 60.
- Claude Bonnefoi, Entretiens avec Eugène Ionesco, Belfond, 1966, p.96
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Chiara De Nardi - Collaboratrice del Pendolo, responsabile della sezione teatro, studentessa di Lettere e del superfluo. Cantastorie a tempo perso.
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