La solidarietà senza indulgenza di Conrad
di Daniele Castiglia • feb 2nd, 2010 • Letteratura
“Il viaggio era cominciato, e la nave, frammento distaccatosi dalla terra, s’allontanava solitaria e veloce come un piccolo pianeta”: così Joseph Conrad descrive la partenza di un’imbarcazione nel romanzo breve Il negro del Narcissus , pubblicato nel 1897. James Wait è il nome del marinaio del titolo, imbarcatosi sul mercantile Narcissus con in seno una mortale malattia, da alcuni interpretata come pretesto per non lavorare e da altri come motivo di compassione. Intorno a questa situazione si svolge il dramma delle relazioni umane, in cui viene coinvolto lo stesso lettore, mai certo della realtà dei fatti. Sarà veramente malato Wait? O cerca realmente di marciarci? Forse entrambe le cose, malgrado si tenti di concedergli sempre il beneficio del dubbio.
Se poco prima di avvistare terra il protagonista muore, l’altro personaggio emblematico, il cinico e indisponente Donkin, viene scacciato non appena attraccata la nave. Tra i due si intesse una relazione di opposizione e affinità. Entrambi si pongono al di fuori del gruppo, pretendendone però la solidarietà.
Ciò che si comprende al termine del libro è che, pena l’esclusione o la morte, il mare ha le sue regole, le sue leggi ineludibili. I marinai ne sono i sudditi e gli ufficiali i sacerdoti. I romanzi di Conrad sono sempre la testimonianza della forza di quelle leggi. Il racconto degli uomini e degli eventi all’interno dell’universo chiuso rappresentato dalla nave assume in Conrad il profilo di un’epica fluida, dove il potere è tutto nelle mani del mare, impetuosa e indifferente natura, al quale si oppongono i titani, in primis il capitano e via via a scendere nella scala dell’umanità fino all’l'ultimo mozzo.
Le leggi che regolano questo universo sono quelle del mito, della scaramanzia, della fede e della paura, e di conseguenza della solidarietà senza indulgenza dei deboli con i più deboli.
Riferimenti bibliografici
- J. Conrad, Il negro del Narcissus, Fabbri, Milano 1996
Daniele Castiglia - Scrive di mare, vive in campagna, ha dimenticato la città.
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