Sotto il Velo di Maya: La nausea di Jean-Paul Sartre

di Raffaella Cavaletto • gen 19th, 2010 • Letteratura

Un giorno come tanti, nell’assonnata Bouville. Roquentin, un intellettuale alle prese con la compilazione di una monografia storica, si deve sedere. È sconvolto da un ineludibile senso di nausea. Non si tratta unicamente di uno stato psicologico, ma fisico. Non è solo un sentimento, ma una percezione che coinvolge totalmente la sensibilità. La nausea colpisce il protagonista del romanzo di Sartre, sottraendogli il ruolo. La nausea, come suggerisce il titolo stesso, diventa protagonista sovrana, destrutturando la presenza attiva del personaggio e il prosieguo della storia. Tutte le cose, gli oggetti, iniziano a inibire la percezione e la coscienza di Roquentin, ispirandogli l’assoluta inutilità e l’inconsistenza del mondo: somma di insensatezze, che opprimono l’aria e soffocano il respiro del soggetto pensante che le cattura. L’“in sé” (il mondo) pervade il “per sé” (il soggetto), costringendolo alla nausea, appunto.

Da questo punto di vista, La nausea non è solo un romanzo ma una fenomenologia in forma metaforica, che presenta la sintesi disfonica di quella dialettica fra essere e nulla su cui si concentrò il filosofo francese.

La nausea è ciò che il soggetto, il “per sé”, prova di fronte alla stonata polifonia dell’“in sé”, gli oggetti, che lo assordano e in cui si dilegua, oppresso. Di fronte al disordine nauseante del mondo, sono due i possibili atteggiamenti: quello sincero, in cui il soggetto accoglie l’ingiustificabilità assoluta dell’“in sé”, o quello malfidato.

La malafede è presentata nel grottesco personaggio dell’Autodidatta, che Roquentin incontra durante le sue ricerche in biblioteca. L’Autodidatta è colui che mente a se stesso senza sapere di mentire, collezionando e catalogando nozioni sulle cose, alla ricerca di un senso ultimo e ordinato.
L’Autoidatta, poi, allontana la nausea, appesantendo il “Velo di Maya” che offusca l’inconsistenza del reale. Il nauseato, invece, scopre in sé la nausea, facendola propria. La nausea percepita all’esterno, nel mondo, diventa qualcosa di interno. L’unica sincerità che il soggetto può concedere a se stesso è quella di un’interiore fenomenologia della nausea.

Riferimenti bibliografici

  • Jean-Paul Sartre, La nausea, Einaudi, Torino 2005
  • Jean-Paul Sartre, L’essere e il nulla, Il Saggiatore, Milano 2008

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Raffaella Cavaletto - Raffaella Cavaletto, Collaboratrice del Pendolo, ama leggere in qualsiasi posto si trovi − palestra compresa − e discutere cavillosamente di inezie con gli amici di sempre (che continuano stoicamente a sopportarla).
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