L’omicidio contro l’indifferenza: le rondini crudeli di Amélie Nothomb

di Elisabetta Rossi • gen 13th, 2010 • Letteratura

La filologa belga con vene nipponiche Amélie Nothomb in uno dei suoi ultimi romanzi, Diario di Rondine, mette in scena ancora una volta le sue ossessioni: grande pittrice di romanzi-stilettate e rapporti sadomasochisti, la Nothomb racconta la parabola di un assassino, di un sicario divenuto tale in seguito a una delusione d’amore, che l’ha reso apatico e insensibile.
Ad Amélie bastano poche pennellate per delineare il suo carattere e la sua cieca passione per l’omicidio, la sua estasi catartica nel vibrare il colpo mortale con in sottofondo la musica dei Radiohead: preparazione, assassinio, ricompensa e attesa di un nuovo lavoro, così si scandisce il ripetersi, quasi quotidiano, della routine di sangue del protagonista.

Questo finché l’autrice trasforma, con sorpresa del lettore, un thriller annunciato in una straziante storia d’amore: l’amore improvviso e devastante che il sicario prova prima di freddare con un colpo di pistola una ragazzina che ha appena compiuto a sua volta un delitto, uccidendo il padre perché aveva profanato il suo diario segreto.
Il ricordo di questa fanciulla, soprannominata Rondine, e la lettura del suo incomprensibile diario condurranno il protagonista verso una strana forma di redenzione, tratteggiata a tinte sfocate dalla Nothomb, con la sua nota maestria.

Lo stile sempre elegante e mai ampolloso e le immagini efficaci come un revolver puntato alla tempia impreziosiscono un piccolo gioiello che, nonostante non sia del tutto all’altezza dei romanzi precedenti e lasci l’amaro in bocca sul finale aperto, ci induce a riflettere su cosa abbia davvero deciso di comunicarci la pallida Amélie. Ma possiamo consolarci con la bellezza che il protagonista trova negli occhi della sua Rondine appena prima di ucciderla: “je n’ai jamais rien vu d’aussi beau que tes yeux de défi, tu vas me tuer, je n’ai pas peur, je te régarde, je suis le lieu où tout se passe, je suis l’action qu’y se déroule” (1) .

Riferimenti bibliografici

  • Amélie Nothomb, Journal d’Hirondelle, Albin Michel, Parigi 2006
  • Amélie Nothomb, Diario di Rondine, Voland, Firenze 2006

Note

  1. “Non ho mai visto nulla di più bello di quello sguardo di sfida, tu stai per uccidermi, io non ho paura, ti osservo, sono il luogo in cui accade tutto, sono l’azione che là ha luogo”. (trad. di Monica Capuani, ed. Voland)

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Elisabetta Rossi - Collaboratrice del Pendolo nelle sezioni letteratura, cinema e teatro. Malinconicamente divertita, fissa la luna in attesa che Astolfo torni giù riportandole il suo senno chiuso in un’ampolla di cristallo.
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