La luna e i falò, romanzo doppio

di Antonello Morea • gen 8th, 2010 • Letteratura

La Luna e i falò di Cesare Pavese è un romanzo di doppi significati narrativi: storia e natura, poesia e ideale civile. L’urto delle classi sociali, la spietatezza dei rapporti di interesse, il dramma della lotta partigiana e la conseguente e senza ritorno scelta di campo (“o di qua o di là”, o coi repubblichini o coi partigiani) si mescolano con la vita eterna della campagna italiana e di coloro che la abitano e la vivono consumandosi fino alla morte, nelle sue miserie (dove anche i cani sono tanto affamati da abbaiare alla luna scambiandola per polenta) e i suoi idilli, radici inossidabili di poesia. Essa, la poesia, viene su dall’opera spontaneamente, come la nebbia dai campi, e non per un effetto imposto.

La mitologia dei luoghi, frutto di una ossessione toponomastica, si genera dal semplice evocarli: Canelli, ad esempio, è il posto “da dove comincia il mondo”. Anche nel titolo i doppi si smarcano facilmente: da una parte la luna, simbolo della ciclicità della natura, dall’altro i falò, simbolo della storia, che identificano anche la guerra civile che attraversa il romanzo. I falò, dunque, come simbolo del tempo che infiamma e distrugge, porta via con sé ciò che si vuole conservare o forse solo ritrovare.

Il racconto è narrato in prima persona, come tutti i romanzi più riusciti di Pavese. Questa volta, però, il protagonista non è un intellettuale, bensì un personaggio più semplice, senza famiglia, senza una chiara origine, senza un iter di studi particolarmente elevati; è un selvaggio, un selvatico, se si vuole, un primitivo: Pavese lo identifica come un bastardo, un figlio di nessuno, caratteristica che lo avvicina ancora di più al suo profilo mitico infuso di un ennesimo doppio, fatto di identità e perdita.

Riferimenti bibliografici

  • Cesare Pavese, La luna e i falò, Einaudi, Torino 2005
  • Gilberto Finzi, Come leggere La luna e i falò di Cesare Pavese, Mursia, Milano 1993

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Antonello Morea - Collaboratore del Pendolo nelle sezioni letteratura, cinema e teatro, ama spostare pietre da un continente all'altro, una Guzzi color giallo e le poesie lette ad alta voce (due le sue raccolte pubblicate).
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