“Delitto sul Po”: Rezza, Gadda e la rabbia

di Stefano Aicardi • gen 14th, 2010 • Cinema, Letteratura

Tutto, tutto ‘sto cinema”, sbottava Carlo Emilio Gadda in un rabbioso scritto giovanile i cui echi sembrano arrivare fino all’estetica ultra-contemporanea di Antonio Rezza e Flavia Mastrella. Il loro Delitto sul Po, girato a bassissimo costo nell’estate del 2000 tra Roma e il delta del Po, ha molti punti in comune con il Pasticciaccio gaddiano. Anche qui troviamo un commissario che indaga su un delitto indecifrabile, tale da costringerlo a indirizzare le indagini verso un sadico surrealismo che non esclude la tortura (psicologica in Gadda e fisica in Rezza) degli assassini stessi. Il risultato trascende con forza l’abusata categoria dell’espressionismo. La stessa cifra stilistica del film è originale e provocatoria. I 75 minuti di durata complessiva del film sono infatti organizzati in “blocchi” narrativi, microframmenti con una durata media che va dai 10 ai 40 secondi, a cui si alternano momenti di schermo completamente nero, che a loro volta non durano più di 30 secondi.

Lo scotch visibilmente applicato a mano sulla pellicola crea poi due sghembe bande nere alle estremità verticali dell’immagine. Il risultato è una parodia del formato televisivo “16/9″ o dei formati giganti cinematografici come il Cinemascope o il Cinerama, e della loro “pomposità” ipertecnologica e vacua.Questa formula richiama alla mente la scrittura di Gadda, dove è impossibile separare la costruzione narrativa dal debordare continuo della persona Carlo Emilio Gadda con l’apparato di note in fondo alla pagina e la tendenza quasi visiva a sovraccaricare i nomi di virgolette, soprannomi, contorni.

I commissari D’Angelo e Ingravallo mostrano una megalomania crudele più vicina a Kubrick che a Kafka: la fiducia nei propri mezzi è la pretesa di trovare per forza il punto da cui è partita la distruzione dell’ordine iniziale della realtà. Pretesa inutile. Rezza rifiuta però le tracce di pietà lasciate da Gadda, che chiude il racconto prima che il caso sia risolto. Kubrickiano fino al midollo (con tanto di Beethoven nella colonna sonora), porta il suo personaggio alla pazzia e alla ripetizione circolare dell’inquietante formula “anche oggi, un nuovo giorno da risolvere…anche oggi un giorno si fa caso”.

Riferimenti cinematografici

  • Antonio Rezza (regia di), Flavia Mastrella, Delitto sul Po, Italia, 2001
  • Antonio Rezza (regia di), Flavia Mastrella, EsCoriandoli, Italia, 1995
  • Pietro Germi (regia di), Un maledetto imbroglio, Italia, 1958
  • Stanley Kubrick (regia di), Arancia Meccanica, Inghilterra, 1971
  • Stanley Kubrick (regia di), Barry Lyndon, Inghilterra, 1975

Riferimenti bibliografici

  • Carlo Emilio Gadda, Il castello di Udine, Garzanti, Milano 1999
  • Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, Garzanti, Milano 2007
  • Franz Kafka, Il processo, Newton Compton, Roma 2009

Stefano Aicardi - Collaboratore del Pendolo nella sezione Cinema, in un’altra vita è stato un cantante di music hall. È cresciuto nella Brianza di Carlo Emilio Gadda e sogna il giorno in cui qualcuno porterà sullo schermo La cognizione del dolore. Si riconosce nel tragicomico di Chaplin, Gogol e Villaggio.
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