Caricatura e realismo: il caso di Honoré Daumier
di Elisa d'Agostino • nov 24th, 2009 • Arte
Caricatura e realismo sono due facce della stessa medaglia. Sebbene infatti la prima abbia un intento satirico-parodico e la seconda uno spirito più critico-sociologico, entrambe hanno come punto di partenza lo studio e l’interpretazione della realtà. È nella Francia della metà del XIX secolo che il sottile confine tra queste due forme d’arte si apre a esperimenti innovativi. Figura simbolo di questa nuova sensibilità è Honoré Daumier. Pittore, scultore e soprattutto litografo, collaborò dal 1829 con le più importanti riviste satiriche parigine del momento tra cui «La Silhouette», «La Caricature», «Le Charivari». Celebre è la sua litografia Gargantua, pubblicata nel 1831 in cui il re Luigi Filippo è raffigurato nelle vesti del grottesco personaggio di Rabelais intento a divorare le risorse del popolo. La feroce critica gli costò una multa e sei mesi di carcere ma, una volta tornato libero, continuò con le sue accuse al potere monarchico e alle forti diseguaglianze sociali esistenti nella Francia dell’epoca.
La litografia Rue Transnonain rappresenta in modo crudo e drammatico la strage compiuta dalla Guardia Nazionale nel 1834 per sedare una rivolta di operai. L’intera famiglia trucidata nel cuore della notte mostra nella sua evidenza la spietatezza del delitto.
Anche i suoi dipinti, tra cui ricordiamo La Repubblica nutre i suoi figli e li istruisce, realizzato per la nuova Repubblica del 1848, affrontarono spesso tematiche di denuncia sociale avvicinandosi più che mai al realismo di artisti come Courbet e Millet. La tela Il vagone di terza classe realizzata nel 1862 mostra l’attenzione dell’artista per l’affollato mondo delle stazioni dove nello sguardo alienato delle figure si legge l’aperta critica a un mondo alienante come quello delle grandi città.
Riferimenti bibliografici
- AA. VV., Honoré Daumier il pittore della vita moderna, Mazzotta, Milano 1996
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