Letterati e cinema: un primo rapporto difficile
di Armando Rotondi • dic 22nd, 2006 • Cinema
Ad inizio secolo scorso il cinema aveva portato perplessità e in taluni casi entusiasmi tra letterati e uomini di cultura. Viene subito alla mente Pirandello e i suoi Quaderni di Serafino Gubbio (o Si gira) ma quello che si vuole fare in questo articolo è restringere il campo, portando esempi di intellettuali che furono attivamente implicati nella nascente industria filmica, scrivendo soggetti e testi. L’opera cinematografica più celebre scritta da Salvatore Di Giacomo è sicuramente Assunta Spina (1915), adattata dal suo stesso dramma, per la regia di Gustavo Serana e la produzione della Caesar Film. Protagonista nel ruolo di Assunta è Francesca Bertini, diva italiana del muto per eccellenza. Nell’adattamento per lo schermo, Di Giacomo modifica in parte lo svolgimento dell’azione aggiungendo una prima parte, che costituisce una sorta di prologo a ciò che avviene nel dramma teatrale.
Salvatore Di Giacomo e il concittadino Roberto Bracco, autori di molti adattamenti dalle sue opere come il precursore del realismo Sperduti nel buio (1914) diretto da Nino Martoglio, non sono certo gli unici ad aver prestato la loro penna all’arte nascente. Basti pensare in area non partenopea al contributo dato da Gabriele D’Annunzio, autore delle didascalie di Cabiria (1914) di Giovanni Pastrone e dai cui testi letterari sono stai tratti film come La Nave, diretto dallo stesso figlio di D’Annunzio, Gabriellino.
La visione che i letterati italiani avevano della nascente produzione cinematografica italiana non è da considerarsi in termini positivi, ma di diffidenza: “Che Gozzano scriva il testo del documentario di Omegna sulle Farfalle o scriva vari soggetti da film, tra cui un San Francesco, che Salvatore di Giacomo, Roberto Bracco, Grazia Deledda, Guglielmo Zorzi, Marco Praga, Giuseppe Adami, Giovanni Verga offrano i loro soggetti o progettino un intervento, ha certo una grande importanza, ma nessuna di queste presenze assume il ruolo di trasformatore in un sistema benché mostri da subito il suo potere di schiacciare e modificare l’immagine dell’autore letterario. È naturale, quindi, che molti di questi letterati vivano la loro esperienza in modo dissociato: Verga affida le sue sceneggiature a un’amica, quasi tutti considerano la loro esperienza come degradata e degradante.” (G. P. Brunetta, Storia del cinema italiano, I Vol.,Roma, Editori Riuniti, 1993, pag. 95).
Stesso discorso può essere fatto per gli autori delle musiche, destinate ad essere eseguite durante la proiezione del film: basti pensare al sofferto contributo musicale di Ildebrando Pizzetti per Cabiria, componendo la sola Sinfonia del fuoco e lasciando il resto all’allievo M. Mazza e a musiche di repertorio. Diverso fu il rapporto, invece, tra cinema e P. Mascagni, autore di Rapsodia Satanica per il film, dallo stesso titolo, di N. Oxilia, dai versi di F.M. Martini e proiettato nel 1917: si tratta di un “poema cine-musicale” in cui è ben evidente l’entusiasmo e l’umiltà con cui il grande compositore si accosta al mezzo cinematografico, riuscendo nel difficile compito di creare una musica autonoma e, nello stesso tempo, attenta allo svolgersi degli episodi filmici.
Armando Rotondi - Noto esperto di cinema, teatro e di quanto concerne lo scibile umano. Studioso di (prossima) chiara fama, si ciba attualmente di curiosità innata nell’attesa che tutti i suoi sforzi si concretizzino nel Nobel, non importa per cosa (andrebbero bene anche il Pulitzer, l’Ordine della Giarrettiera o quant’altro).
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