Il pensiero “visibile” di Magritte
di Marica Recchiuti • apr 3rd, 2007 • Arte
René Magritte nacque il 21 novembre 1898 in un paese singolare e poco conosciuto, il Belgio. Fu uno dei pittori surrealisti più originali e famosi. Nel 1915 cercò di trovare una tecnica pittorica che gli permettesse di vedere il mondo attraverso delle forme nuove intrise di poesia e musicalità. “L’arte del dipingere mi sembrava allora pervasa da una certa magia e il pittore dotato di poteri superiori”, affermava l’artista. Ecco perché la sua dedizione all’arte si dimostrò l’intima espressione di un pensiero complesso, aggiungendo “possedevo una certa tecnica pittorica e, per quel che mi riguarda, ho cercato di fare cose volutamente diverse da tutto ciò che conoscevo in pittura. Ho provato il piacere della libertà di dipingere immagini il meno conformiste possibili”.
Nelle tele di Magritte, infatti, sono immancabilmente presenti alcuni elementi contrastanti che producono un effetto capace di risvegliare lo spirito conducendolo a riflettere e a porsi degli interrogativi. È questo il caso della contemporaneità di giorno e notte nell’Impero delle luci, senza dubbio il più famoso dei quadri di Magritte e il cui titolo si deve al poeta Paul Nougé. Magritte amava, curiosamente, riunire gli amici davanti ai suoi quadri divertendosi a trovarne i titoli con loro. Esistono però pochi casi in cui egli abbia realmente seguito i loro suggerimenti: “Capitava spesso”, secondo le memorie della moglie Georgette, “che all’indomani non fosse più soddisfatto delle loro trovate e che adottasse un titolo di testa sua”. La pittura per Magritte fu proprio questo: un gioco di metamorfosi per immagini e un mezzo per rendere visibili le invisibili trame del suo pensiero.
Riferimenti Bibliografici
- Nadine Bortolotti, Magritte, Taschen, Colonia 1996
- Stefano Zuffi, Grande Dizionario dei Pittori, Mondadori, Milano 2004
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