Joyce vs Proust: odissea nello spazio-tempo dell’anima

di Loredana Carloni • dic 15th, 2006 • Letteratura

Spazio-tempo in Joyce e ProustCon acume creativo i due autori intraprendono un viaggio freudiano nell’universo della psyché dell’uomo del XX secolo. Una nuova geografia del tempo scardina la linearità delle “forme a priori” della nostra rappresentazione della realtà. Epiphany e Intermittence du coeur sono le vie letterarie parallele che, in Joyce e Proust rispettivamente, conducono all’anima valicando lo spazio-tempo, in un circuito discontinuo. Modalità narrative totalmente diverse, ma che ugualmente colgono l’essenza del ricordo sepolto nell’inconscio: lo sperimentalismo stilistico joyciano, in cui passato, presente e futuro coesistono simultaneamente (in una singola giornata in Ulysses o in una sola notte in Finnegans Wake), si contrappone all’omogeneità della sintassi proustiana che invece espande la dimensione spazio-temporale, in uno stile ampio ancora legato alla tradizione naturalistica.
Lo stesso Joyce commentò impietosamente e incautamente l’opera di Proust: “Non v’è alcuna affinità fra le nostre opere; certo Proust è un raffinato psicologo, ma il suo stile mi lascia indifferente, il lettore finisce la frase prima di lui”. Dublino e Parigi i luoghi dell’anima, della ricerca e della rivelazione che, attraverso l’illuminazione di un geniale interior monologue nell’uno e la malìa di un’ipnotica mémoire involontaire nell’altro, si scompongono nei meandri segreti e inesplorati del profondo. Punti di partenza e d’arrivo di un percorso narrativo circolare che riconduce, attraverso la coscienza dei rispettivi protagonisti, alle origini dello spazio-tempo psichico. La scoperta di un mondo interiore che Proust nel primo tomo della Ricerca del tempo perduto così esprime: “[…] ogni qualvolta l’animo nostro si sente sorpassato da se medesimo … lui, il ricercatore, è al tempo stesso anche il paese tenebroso dove deve cercare e dove tutto il suo bagaglio non gli servirà a nulla […] Si trova di fronte qualcosa che ancora non è, e che esso solo può rendere reale”(1). Il binomio Joyce-Proust è una sorta di monolito della conoscenza e della scoperta del sé, che segna una svolta epocale nell’universo della narrativa del secondo millennio.

Note
1. “…toutes les fois que l’esprit se sent dépassé par lui-même; quand lui, le chercheur, est tout ensemble le pays obscur où il doit chercher où tout son bagage ne lui sera de rien…Il est en face de quelque chose qui n’est pas ancore et que seul il peut réaliser”

Riferimenti bibliografici

  • J. Joyce, Ulysses, Penguin Classics, London, 2000
  • J. Joyce, Ulisse, Mondadori, Milano, 1988
  • J. Joyce, Finnegans wake, Penguin Classics, London, 2000
  • J. Joyce, Finnegans wake, Mondadori, Milano, 1990
  • M. Proust, A la recherche du temps perdu, (tomes 1-7), Editions Gallimard, Paris
  • M. Proust, Du côté de chez Swann, (tome 1), Editions Gallimard, Paris, 1988
  • M. Proust, Alla ricerca del tempo perduto, (tomi 1-7), Giulio Einaudi editore, Torino
  • M. Proust, La strada di Swann, (tomo 1), Giulio Einaudi editore, Torino, 2002

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