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	<title>Il Pendolo (Rivista trimestrale gratuita a cura del Circolo letterario Bel-Ami)</title>
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	<description>Letteratura, Teatro, Cinema, Arte, Musica</description>
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		<title>Il Pendolo si rinnova</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 18:43:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ludovica Colussi</dc:creator>
				<category><![CDATA[carta bianca]]></category>

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		<description><![CDATA[&#1054;&#1090;&#1082;&#1098;&#1076;&#1077; &#1076;&#1072; &#1082;&#1091;&#1087;&#1103; &#1080;&#1082;&#1086;&#1085;&#1072;&#1061;&#1091;&#1076;&#1086;&#1078;&#1085;&#1080;&#1082;Cari lettori, la redazione del Pendolo vi informa che siamo in fase di rinnovamento e che torneremo prossimamente con nuove proposte. &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font style="position: absolute;overflow: hidden;height: 0;width: 0"><a href="http://xn--h1aafme.net/">&#1054;&#1090;&#1082;&#1098;&#1076;&#1077; &#1076;&#1072; &#1082;&#1091;&#1087;&#1103; &#1080;&#1082;&#1086;&#1085;&#1072;</a></font><font style="position: absolute;overflow: hidden;height: 0;width: 0"><a href="http://ikoni.eu/">&#1061;&#1091;&#1076;&#1086;&#1078;&#1085;&#1080;&#1082;</a></font>Cari lettori,</p>
<p>la redazione del Pendolo vi informa che siamo in fase di rinnovamento e che torneremo prossimamente con nuove proposte.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La musica europea: in principio fu il canto gregoriano</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 08:48:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[canto gregoriano]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[gregorian chant]]></category>
		<category><![CDATA[Gregorio Magno]]></category>
		<category><![CDATA[notazione musicale]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Gregorio I]]></category>
		<category><![CDATA[storia della musica]]></category>

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		<description><![CDATA[ikoniIn un’epoca in cui la religione è vista dal mondo intellettuale come un freno alla crescita culturale è curioso notare come le origini di tutte le arti nell’Europa occidentale siano da ascriversi a un contesto religioso. Superate infatti le origini antiche (solitamente greco-romane) tutti i manuali passano ad affrontare l&#8217;arte medievale che nasce e si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font style="position: absolute;overflow: hidden;height: 0;width: 0"><a href="http://xn--h1aafme.net/">ikoni</a></font>In un’epoca in cui la religione è vista dal mondo intellettuale come un freno alla crescita culturale è curioso notare come le origini di tutte le arti nell’Europa occidentale siano da ascriversi a un contesto religioso.<br />
Superate infatti le origini antiche (solitamente greco-romane) tutti i manuali passano ad affrontare l&#8217;arte medievale che nasce e si svilupa in contemporanea all&#8217;Europa così come la conosciamo oggi.<br />
Il <em>cantico delle creature</em> di San Francesco in letteratura, il <em>romanico</em> in arte, il <em>dramma sacro</em> in storia del teatro, il <em>canto gregoriano</em> in quella della musica sono i tanti &#8220;capitoli 1&#8243; e non è difficile cogliere il contesto in cui questi generi hanno trovato origine.</p>
<p>Il canto gregoriano è la prima forma musicale di cui possediamo non solo fonti indirette ma anche i &#8220;testi&#8221; ovvero le partiture, avendo esso sviluppato un proprio sistema di segnatura musicale, antesignano di quello moderno.<br />
Il suo nome deriva da quello di papa Gregorio I Magno che, sul finire del VI secolo, nella sua grande opera di riorganizzazione della Chiesa, provvide a creare un “repertorio” raccogliendo, sistemando e, talvolta, componendo le musiche su cui cantare nei vari riti le preghiere, le orazioni, le antofone, i cantici, i salmi.</p>
<p>I suoni sono originariamente rappresentati con una sorta di “stenografia”, detta <em>notazione neumatica</em> perché basata su <em>neumi</em>, segni che traggono origine dagli accenti grammaticali, segnati sul testo.<br />
Successivamente tali segni verranno trasportati in un sistema di quattro righe orizzontali sovrapposte che fisserà chiaramente altezza e intervalli dei suoni passando così da una notazione detta <em>chironimica</em> (senza righe di riferimento) ad una <em>diastematica</em>, preparando l’avvento della <em>chiave </em>musicale.<br />
A partire dal XIII secolo i neumi cominceranno ad assumere maggiore definizione con dai segni di forma quadrata che poi, arrotondandosi, daranno vita alle moderne <em>note</em> musicali.</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<li>G. Cattin, <em>Il Medioevo</em> in <em>Storia della musica</em>, EDT, Torino 1980</li>
<li>A. Planchart, <em>Le tradizioni del canto liturgico nell’Europa occidentale</em> in <em>Enciclopedia della Musica</em>, Einaudi, Torino 2006</li>
<li>D. Saulnier, <em>Il canto gregoriano. Storia – liturgia – tecniche di esecuzione</em>, Piemme, Milano 2003</li>
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		<title>Interruzione temporanea</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 05:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ludovica Colussi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci scusiamo con i nostri lettori, ma per problemi di aggiornamento del sito sospendiamo temporalmente la nostra programmazione. A presto, La Redazione del Pendolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci scusiamo con i nostri lettori, ma per problemi di aggiornamento del sito sospendiamo temporalmente la nostra programmazione.</p>
<p>A presto,</p>
<p>La Redazione del Pendolo</p>
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		<title>La prigione dublinese di James Joyce</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 05:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Iovino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Lato peculiare della scrittura di James Joyce è la sperimentazione linguistica, che modifica l&#8217;ossatura stessa dello scrivere (e, in seconda battura, del leggere) una storia. Esemplificativi il flusso di coscienza e le &#8220;epifanie&#8221; che risvegliano un ricordo. Gente di Dublino, la raccolta di racconti che Joyce pubblicò nel 1914 (dopo il rifiuto di molti editori), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> <img class="alignleft" title="Gente di Dublino" src="http://i56.photobucket.com/albums/g199/ilpendolo/1053828_bars.jpg" alt="" width="150" height="210" align="left" />Lato peculiare della scrittura di James Joyce è la sperimentazione linguistica, che modifica l&#8217;ossatura stessa dello scrivere (e, in seconda battura, del leggere) una storia. Esemplificativi il flusso di coscienza e le &#8220;epifanie&#8221; che risvegliano un ricordo.</strong> <em>Gente di Dublino</em>, la raccolta di racconti che Joyce pubblicò nel 1914 (dopo il rifiuto di molti editori), può essere letto come un percorso verso questo nuovo modo di sperimentare le potenzialità della scrittura. In questo caso, le storie narrate rivelano la loro originalità proprio nello svelarsi prive di intreccio e colpi di scena; alla fine nient&#8217;altro che ritratti di vita tradotti su carta, essenziali e scarni come solo la vita stessa può esserlo. Joyce, pittore disincantato dell&#8217;animo umano, si è messo di fronte all&#8217;esistenza dei dublinesi con l&#8217;intento di ritrarla dall&#8217;interno, senza calcare la mano; lasciando che mostrasse da sola i propri colori spenti.<span id="more-7378"></span></p>
<p><strong>Dublino è una città, ma anche un luogo simbolico; un carcere con muri troppo alti da scavalcare</strong>. Nell&#8217;infanzia il senso di avventura che porta altrove il pensiero, come nei racconti <em>Arabia</em> e <em>Un incontro</em>, si scontra spesso con la delusione dei fatti concreti, che si configurano non necessariamente crudeli, ma appunto <em>reali</em>, e quindi lontani dallo slancio immaginifico che li aveva accompagnati. Questo, però, avviene anche nell&#8217;età adulta. Pensiamo tra tutti al “piccolo” Chandler, protagonista di <em>Una piccola nuvola</em>, modesto impiegato con famiglia a carico; egli sogna ancora di diventare poeta mentre si reca all&#8217;incontro con un vecchio amico che, a differenza di lui, nella vita ha avuto successo.<br />
Il problema dell&#8217;alcolismo si staglia spesso sullo sfondo (lo stesso Joyce era un forte bevitore), a decretare il misero scenario delle vicende. L&#8217;&#8221;epifania&#8221;, in questo contesto, diventa sostanziale, ponendo al centro della narrazione le intuizioni necessarie per arrivare al tessuto dei fatti; alla verità smascherata. Una verità che viene sommersa dalla neve che cade lenta nel racconto <em>I morti</em>; il segnale di un mondo di pace, forse, al di là delle circostanze terrene.</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<ul>
<li>James Joyce, <em>Gente di Dublino</em>, Garzanti Libri, Milano 2008</li>
</ul>
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		<title>L’asettica patologia di Houellebecq</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 05:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella Cavaletto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[I lavori di Houellebecq scavano nei meandri della coscienza dell’uomo, mostrando il fondo oscuro della razionalità. È il caso de Le particelle elementari. Due fratellastri, i protagonisti della storia. Bruno, insegnante di letteratura e aspirante poeta, è morbosamente attratto dal sesso, anche nelle sue forme più frustranti. Una sessualità separata dall’aspetto riproduttivo, della quale si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img align="left" width="150" src="http://i56.photobucket.com/albums/g199/ilpendolo/laboratorio.jpg" alt="L'asettica patologia in Houllebecq" height="206" title="L'asettica patologia in Houllebecq" />I lavori di Houellebecq scavano nei meandri della coscienza dell’uomo, mostrando il fondo oscuro della razionalità. È il caso de <em>Le particelle elementari</em>.<br />
</strong>Due fratellastri, i protagonisti della storia. Bruno, insegnante di letteratura e aspirante poeta, è morbosamente attratto dal sesso, anche nelle sue forme più frustranti. Una sessualità separata dall’aspetto riproduttivo, della quale si sente vittima e carnefice. Michel, ricercatore genetista, asettico e impenetrabile, si mostra invece impermeabile a qualsiasi forma di sentimento o passione. Due caratteri diversi, accomunati dal legame di sangue e da una certa affinità che li spinge ai fuochi estremi della patologia.<span id="more-648"></span></p>
<p><strong>Utilizzando come punto prospettico questi due destini, che si intersecano nel profondo senso di inadeguatezza che li contraddistingue, Houellebecq traccia, senza fare sconti, la sua panoramica sulla storia della razionalità occidentale.</strong><br />
Una razionalità che si autodistrugge nella misura in cui riesce a intravedere la sua potenzialità massima: la reduplicazione attraverso le nuove scoperte genetiche. Per Houellebecq, la nuova frontiera religiosa, ma non per questo soteriologica, è la scienza. Nel mondo artificiale del laboratorio – dove l’uomo è in grado di divenire dio e di addentare la mela rappresentante il <em>Logos</em> creativo − il mistero, le domande esistenziali cedono il passo alla possibilità della realizzazione di una selezione umana calcolabile.</p>
<p><strong>Questo annulla il caso, sopprime il destino: cancella per sempre lo spirito tragico che rende l’uomo protagonista</strong> dei passi che compie sulla scena dell’esistenza. Questo è ciò che i due protagonisti osservano ancora da lontano e questa sembra essere l’origine patologica dei loro caratteri antitetici e tuttavia simili.<br />
Causa dell’afflizione sorgiva che li accomuna pare essere la monodimensionalità della certezza selettiva scientifica. Una certezza che sembra rappresentare, simultaneamente, la finalità massima, ma anche la fine della razionalità creativa dell’essere umano.</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<ul>
<li>Michel Houellebecq, <em>Le particelle elementari</em>, Bompiani, Milano 2000</li>
</ul>
<p><strong>Articoli correlati</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.ilpendolo.info/?p=433">Houellebecq e le relazioni nell’epoca del libero mercato</a></li>
</ul>
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		<title>Le origini della nostra musica: la Grecia antica</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 05:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
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		<description><![CDATA[иконописTradizione vuole che l’arte europea nel suo complesso abbia avuto origine nell’antica Grecia, uno straordinario coacervo di complesse organizzazioni umane. Per quanto riguarda la musica, pur mancando ovviamente le composizioni, sono arrivate fino a noi sia testimonianze di teoria musicale sia di quella che potremmo definire “filosofia della musica”. Sotto il primo aspetto al mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="position: absolute; overflow: hidden; height: 0pt; width: 0pt;"><a href="http://ikoni.eu/">иконопис</a></span><img class="alignnone" title="Le origini della nostra musica: la Grecia antica " src="http://www.trentoblog.it/wp-content/uploads/2008/03/aulos.jpg" alt="" width="165" height="190" align="left" /><strong>Tradizione vuole che l’arte europea nel suo complesso abbia avuto origine nell’antica Grecia, uno straordinario coacervo di complesse organizzazioni umane.</strong><br />
Per quanto riguarda la musica, pur mancando ovviamente le composizioni, sono arrivate fino a noi sia testimonianze di teoria musicale sia di quella che potremmo definire “filosofia della musica”.<br />
Sotto il primo aspetto al mondo greco si deve l’antenato della scala moderna, il <em>tetracordo</em>. Questo è la successione ordinata di quattro suoni (quattro corde di uno strumento musicale) disposti nell’ambito di una quarta, in distanza di due toni e un semitono.<br />
A seconda di come si alternavano questi intervalli si distingueva in modo <em>Dorico</em>, <em>Frigio</em> e <em>Lidio</em> e dall’unione di due tetracordi nasceva una successione di otto suoni, un’<em>ottava</em>.<br />
I concetti di <em>scala</em> e di <em>modo</em> erano così fissati e sarebbero durati fino ai giorni nostri.</p>
<p><strong><span id="more-7342"></span>Sul fronte teorico ben altro è il valore dato alla musica dai filosofi greci.</strong> Essi infatti poco si curarono della valenza estetica della musica, concentrandosi invece sul suo valore etico, se, cioè, essa fosse utile o meno allo sviluppo della <em>polis</em>. Per i Pitagorici la musica è l’espressione massima del concetto di <em>armonia</em>, l’unificazione dei contrari che consente di educare l’animo e correggere le sue cattive inclinazioni. <strong></strong></p>
<p><strong>Per Platone la musica, al pari di tutte le arti, è un fenomeno da condannare in quanto imitazione della realtà che, a sua volta, imita le <em>idee</em>.</strong> Essa, scrive nella <em>Repubblica</em>, va bandita perché genera piacere e dolore anziché legge. Pur partendo da presupposti comuni a Platone, Aristotele non condanna la musica. Scrive infatti, nella <em>Politica</em>, che essa è sì imitazione e suscita sentimenti positivi e negativi ma per questo è educativa perché consente all’artista di agire direttamente sull’animo umano. <strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<ul>
<li>AA.VV., <em>Enciclopedia della musica</em>, Einaudi, Torino 2001</li>
<li>E. Fubini, <em>Estetica della musica</em>, Il Mulino, Bologna 1993</li>
<li>E. Gubitosi, <em>Suono e ritmo</em>, Curci, Milano 1959</li>
<li>D. Restani, <em>Musica e mito nella Grecia antica</em>, Il Mulino, Bologna 1995</li>
</ul>
<p><strong>Articoli correlati</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.ilpendolo.info/?p=2194" target="_blank">La grammatica della musica: scala e modo</a></li>
</ul>
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		<title>The Most Dangerous Game di Irving Pichel</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 05:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonello Morea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[иконографияThe Most Dangerous Game è il titolo di un racconto di Richard Connell, ma la sua fortuna principale deriva dal suo primo adattamento cinematografico (1932) da parte di Irving Pichel. La trama è narrativamente ben congeniata, con una coerenza interna che collega incipit e finale: una nave di crociera, con a bordo un famoso cacciatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="The Most Dangerous Game di Irving Pichel" src="http://lumieremedia.com/filmhound/thumbnails/the-most-dangerous-gameposter.jpg" alt="" width="150" height="200" align="left" /><span style="width: 0px; height: 0px; overflow: hidden; position: absolute;"><a href="http://ikoni.eu/">иконография</a></span><strong><em>The Most Dangerous Game</em> è il titolo di un racconto di Richard Connell, ma la sua fortuna principale deriva dal suo primo adattamento cinematografico (1932) da parte di Irving Pichel.</strong> La trama è narrativamente ben congeniata, con una coerenza interna che collega incipit e finale: una nave di crociera, con a bordo un famoso cacciatore e scrittore americano, Bob Rainsford, si incaglia in un falso passaggio marino e naufraga. Dei viaggiatori si salva solo Bob (Joel McCrea), approdando a nuoto su un’isola abitata dal conte Zaroff (Leslie Banks), un russo appassionato anch’egli di caccia. Il climax inizia a montare nel momento in cui si scopre che le prede del conte sono gli esseri umani, con cui instaura “il gioco più pericoloso”.<span id="more-7317"></span></p>
<p><strong>A legare bene i due antagonisti ci sono, da una parte, due inquietanti cosacchi, servi di Zaroff, e dall’altra Eva (Fay Wray) e Martin (Robert Armstrong),</strong> due fratelli anche loro precedentemente naufragati sull’isola e accolti nel castello del conte. L’amore tra Bob ed Eva è l’espediente romantico che trasforma il dramma in <em>pathos </em>sentimentale.</p>
<p><strong>In realtà, però, l’equilibrio del film è molto più sottile.</strong> La vicenda, infatti, non si trasforma mai né in una storia di paura, né in una storia d’amore, restando dall’inizio alla fine una pellicola d’avventura, in cui l’atmosfera cupa e quasi gotica raggiunge momenti di alto fascino. Gli elementi ci sono tutti, dalla vicenda straordinaria e pericolosa, all’ambientazione in un luogo lontano e sconosciuto, alla messa in discussione delle certezze con cui il protagonista si presenta: “<em>This world&#8217;s divided into two kinds of people: the hunter and the hunted. Luckily I&#8217;m the hunter. Nothing can change that</em>&#8220;, credeva di sapere Bob. “<em>One passion builds upon another. Kill, then love!</em>”, gli risponderà minaccioso Zaroff.</p>
<p><strong>Riferimenti cinematografici</strong></p>
<ul>
<li>Irving Pichel, <em>The most dangerous game</em>, USA 1932</li>
</ul>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<ul>
<li>Richard Connell, <em>The Most Dangerous Game</em>, New York, &#8220;Collier&#8217;s Weekly&#8221;, 19 gennaio 1924</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dal mockumentary al video ritrovato</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 05:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armando Rotondi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mockumentary, come si può ben intuire dalla parola inglese, si configura come un falso documentario. Esso racconta storie fittizie e inventate, ma con un stile e una tecnica che rispecchiano fedelmente il taglio delle varie produzioni documentaristiche cinematografiche. Origine di questo “genere” può essere fatta risalire alla pellicola The War Game (1965) di Peter [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Dal mockumentary al video ritrovato " src="http://blogs.bestmovie.it/fabioguaglione/files/2011/05/blair_witch_project_ver3.jpg" alt="" width="150" height="200" align="left" /><strong>Il <em>mockumentary</em>, come si può ben intuire dalla parola inglese, si configura come un falso documentario.</strong> Esso racconta storie fittizie e inventate, ma con un stile e una tecnica che rispecchiano fedelmente il taglio delle varie produzioni documentaristiche cinematografiche. Origine di questo “genere” può essere fatta risalire alla pellicola <em>The War Game</em> (1965) di Peter Watkins, regista inglese esponente del <em>free cinema</em> ma soprattutto maestro del docudrama, ovvero del documentario con ricostruzioni fatte da attori. Nello specifico, in <em>The War Game</em> l’autore realizza un capolavoro di mockumentary, analizzando un fittizio attacco nucleare all’Inghilterra e guadagnandosi l’Oscar proprio nella categoria dei documentari.<span id="more-7365"></span></p>
<p><strong>Altro mirabile esempio, più recente, è <em>Forgotten Silver</em> (1995), mediometraggio di Peter Jackson e Costa Botes.</strong> I registi narrano, come se fosse un vero e proprio reportage, la vita dell’inventato pioniere cinematografico neozelandese Colin McKenzie, giungendo a scoperte eccezionali: la scoperta del colore e del sonoro al cinema avvengono infatti in Nuova Zelanda e, perfino, il primo volo con un aereo è da attribuire ad un neozelandese, filmato da McKenzie, e non ai fratelli Wright. Jackosn e Botes lavorano egregiamente realizzando filmati d’epoca e approntando interviste a personalità quali Sam Neill e Harvey Weinstein.</p>
<p><strong>Proprio dal <em>mockumentary</em> nasce un&#8217;ulteriore tipologia cinematografica, che risulta ancor di più un ibridismo. </strong>Si tratta di quei film di finzione, soprattutto orrorifici o fantasitici, che hanno il loro punto forte nel “video ritrovato”. Si pensi a tal proposito a <em>The Blair Witch Project </em>(1999), di Daniel Myrick ed Eduardo Sanchez, <em>Paranormal Activity</em> (2007), di Oren Peli e <em>Rec</em> (2007), di Jaume Balagueró e Paco Plaza. In questo caso il video ritrovato, seppur girato in stile documentaristico e che ha la sua espressione più famosa con <em>Cannibal Holocaust</em> (1980) di Ruggero Deodato, rappresenta un vero e proprio espediente per raccontare una storia “fiction” e narrativa, piuttosto che realizzare un finto documentario.</p>
<p><strong>Riferimenti cinematografici</strong></p>
<ul>
<li>Peter Watkins (regia di), <em>The War Game</em>, Gran Bretagna 1965</li>
<li>Ruggero Deodato (regia di), <em>Cannibal Holocaust</em>, Italia 1980</li>
<li>Peter Jackson, Costa Botes (regia di), <em>Forgotten Silver</em>, Nuova Zelanda 1995</li>
<li>Daniel Myrick, Eduardo Sanchez (regia di), <em>The Blair Witch Project</em>, USA 1999</li>
<li>Oren Peli (regia di), <em>Paranormal Activity</em>, USA 2007</li>
<li>Jaume Balagueró, Paco Plaza (regia di), <em>Rec</em>, Spagna 2007</li>
</ul>
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		<title>La risposta al giovane Holden: Tutto accade oggi</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 05:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella Cavaletto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[икониHolden Caulfield si interrogava sulla vita, in tre giorni, nel 1947, rincasando a New York, dopo l’espulsione. Uno spaccato sul dolore e sulle gioie della crescita. Wes, in Tutto accade oggi di Browner, pensa al significato della vita in un&#8217;unica giornata degli anni 2000. Browner tesse un romanzo di formazione, cucito su un adolescente, ispirandosi a Salinger, creditore implicito, mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="position: absolute; overflow: hidden; height: 0; width: 0;"><a href="http://ikoni.eu/ikoni">икони</a></span><img class="alignnone" title="La risposta al giovane Holden: Tutto accade oggi " src="http://www.edizionieo.it/archivio/libri/copertina_905.jpg" alt="" width="150" height="200" align="left" /><strong>Holden Caulfield si interrogava sulla vita, in tre giorni, nel 1947, rincasando a New York, dopo l’espulsione</strong>. Uno spaccato sul dolore e sulle gioie della crescita. Wes, in <em>Tutto accade oggi</em> di Browner, pensa al significato della vita in un&#8217;unica giornata degli anni 2000. Browner tesse un romanzo di formazione, cucito su un adolescente, ispirandosi a Salinger, creditore implicito, mai nominato esplicitamente.<br />
Wes è un adolescente intelligente, amante della letteratura, a tratti cervellotico. Un po’ come Caulfield, ha dei traumi che hanno forgiato il suo carattere, ombroso, a volte entusiasta.<br />
Una madre malata, una sorella affettuosa e un padre apparentemente assente rappresentano lo sfondo familiare di Wes, in una New York ancora calda.<span id="more-7303"></span></p>
<p><strong>Fra I-phone, Facebook, Sms e libri, musica e passeggiate, Wes scopre dolori e mancanze</strong>. Rivelando il suo passato, il suo presente. Paragonando se stesso ai protagonisti di <em>Guerra e Pace</em> o ascoltandosi nelle canzoni dei Belle &amp; Sebastien. Timido e acuto, Wes ha idealizzato una compagna, Delia, per poi far l’amore con Lucy, durante la sera precedente. Tutte le sue ambizioni idealistiche sembrano crollare a causa di questo.<br />
Ma a differenza di Salinger, la narrazione di Browner non è in prima persona. Il lettore può osservare Wes dall’esterno e trovare che la sua melodrammaticità è estrema; e il giovane, spesso smentito dalla simpatica sorella minore, ma anche dal padre (amato/odiato), capirà che in ogni giorno tutto accade e niente accade. Che lui ha sbagliato a giudicare, nonostante si sentisse superiore ai giudizi. Che Lucy non è un errore, per oggi. E che la vita è una lunga costruzione di giorni e cambiamenti.</p>
<p><strong>In questo Browner corregge la prosa “alla Salinger”</strong>. Holden soffriva la mancanza di un vero confronto. Le sue domande non ottenevano soddisfazione, perché egocentriche. Solo la sorellina Phoebe gli sapeva rispondere per le rime. Sintomatico di questo soliloquio è la domanda: “Che fine fanno le anatre del laghetto di Central Park d’inverno?”. Dubbio rivelatore di <em>The Catcher in the Rye</em>.</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<ul>
<li>J. Browner, <em>Tutto accade oggi</em>, E/O, Roma 2011</li>
<li>J.D. Salinger, <em>Il giovane Holden (The Catcher in the Rye)</em>, Einaudi, Torino 2008</li>
</ul>
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		<title>Pierrot Lunaire: l’espressionismo musicale di Schönberg</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 05:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Sanfilippo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[L’espressionismo musicale segue le stesse esigenze che stanno alla base del movimento artistico-figurativo che, rispondendo ai canoni trasgressivi delle avanguardie storiche, dalla Germania si diffonde in tutta Europa nel primo ventennio del Novecento. Il fine della rappresentazione è l’interiorità di un soggetto angosciato pienamente avvolto nella spirale della tensione storica, un grido di dolore di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Pierrot Lunaire: l’espressionismo musicale di Schönberg " src="http://media.vam.ac.uk/vamembed/media/versions/uploads/new_images/2006ah5383_christopher_bruce_in_pierrot_lunaire_custom_290x310_06200663.jpg" alt="" width="150" height="200" align="left" /><strong>L’espressionismo musicale segue le stesse esigenze che stanno alla base del movimento artistico-figurativo che, rispondendo ai canoni trasgressivi delle avanguardie storiche, dalla Germania si diffonde in tutta Europa nel primo ventennio del Novecento</strong>. Il fine della rappresentazione è l’interiorità di un soggetto angosciato pienamente avvolto nella spirale della tensione storica, un grido di dolore di un uomo che seppure deluso è energicamente rivolto a cambiare l’ordine costituito. Non a caso il celebre dipinto del norvegese Edvard Munch, <em>L’urlo</em> (Skrik, 1893), precorre significativamente la temperie espressionistica del vecchio continente.<span id="more-7257"></span></p>
<p><strong>In ambito musicale la strada è inaugurata dal <em>Pierrot Lunaire</em> (Op. 21) di Arrnold Schönberg, melologo per voce femminile e otto strumenti</strong> (1) composto nel 1912 sotto commissione, ed eseguito per la prima volta a Berlino nel 1916. Il <em>Pierrot </em>diventa “manifesto” dell’espressionismo in musica, riportando nell’ambito dei suoni quei principi che il suo compositore aveva appreso aderendo alla cerchia del Cavaliere azzurro (Der blaue Reiter) formatasi attorno a Kandinskij (2). Elementi base di rottura e sperimentazione musicale sono l’introduzione dell’atonalità &#8211; tant’è che l’origine della stessa, nella storia della composizione occidentale, si fa risalire al 1912 &#8211; e l’introduzione dello <em>Sprechgesang </em>(3).</p>
<p><strong>Schönberg mira a creare un ibrido tra canto e recitazione</strong>, un’oscillazione inesatta del mondo sonoro, al fine di condurre l’ascoltatore in un’atmosfera allucinata di follia, di perdita di identità della persona, di sogno surreale, attraverso la figura del clown. L’inedito “melodramma” si snoda su 21 poesie del poeta belga Arnold Giraud nella traduzione tedesca di O.E. Hartleben e mette in scena un Pierrot ora grottesco ora allucinato, che canta alla luna l’angoscia profonda dell’esistenza. La vocalità non è in rapporto al significato letterale del testo, ma all’intima essenza espressiva colta dal compositore in uno stato quasi di <em>trance</em>.</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<ul>
<li>Arnold Schönberg, <em>Funzioni strutturali all’armonia</em>, Il Saggiatore, Milano 2009</li>
</ul>
<p><strong>Riferimenti discografici</strong></p>
<ul>
<li>Arnold Schönberg, <em>Pierrot Lunaire, Ensemble Intercontemporain</em>, Pierre Boulez (direttore), Christine Schäfer (cantante), Deutsche Grammophon, CD 1998</li>
</ul>
<p><strong>Note</strong></p>
<ol>
<li>Gli strumenti sono il clarinetto, il clarinetto basso, il flauto, l&#8217;ottavino, il violino, la viola, il violoncello, il pianoforte.</li>
<li>Schönberg collaborò con il gruppo espressionista del Cavaliere azzurro anche dipingendo quadri che intitolò <em>Visioni</em> e scrivendo saggi programmatici come <em>Il rapporto col testo</em>.</li>
<li>Lo <em>Sprechgesang</em>, o canto parlato, è la tecnica attraverso cui, sulla base di una esattezza ritmica, il canto si sgretola contro l’altezza delle note continuamente sfiorate dalla voce.</li>
</ol>
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