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	<title>Il Pendolo (Rivista trimestrale gratuita a cura del Circolo letterario Bel-Ami)</title>
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	<description>Letteratura, Teatro, Cinema, Arte, Musica</description>
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		<title>Suggestioni zoomorfiche in Antoni Gaudì</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 05:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa d&#39;Agostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno degli aspetti più originali all’interno della produzione architettonica di Antoni Gaudì è rappresentato dai rimandi, più o meno evidenti, al mondo animale nelle sue molteplici forme. Sin da giovane l’artista catalano si era avvicinato alle scienze naturali e in particolare agli studi sulla morfologia animale che, proprio in quel periodo, si andava sviluppando grazie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Suggestioni zoomorfiche in Antoni Gaudì" src="http://www.rositour.it/Arte/Gaud%C3%AC%20Antoni/Casa%20Batll%C3%B2_3.jpg" alt="" width="150" height="200" align="left" /><strong>Uno degli aspetti più originali all’interno della produzione architettonica di Antoni Gaudì è rappresentato dai rimandi, più o meno evidenti, al mondo animale nelle sue molteplici forme.</strong> Sin da giovane l’artista catalano si era avvicinato alle scienze naturali e in particolare agli studi sulla morfologia animale che, proprio in quel periodo, si andava sviluppando grazie soprattutto alle ricerche dello zoologo e filosofo tedesco Ernst Haeckel. In Gaudì le forme proprie del mondo animale, osservate, esaminate e reinterpretate, diventano elementi architettonici non solo ornamentali ma, in alcuni casi, addirittura strutturali degli edifici. Gli stessi colori delle sue creazioni ricordano quelli propri della natura.<span id="more-5147"></span></p>
<p><strong>In quest’ottica sono pertanto da leggere i numerosi e suggestivi particolari che rendono le architetture di Antoni Gaudì uniche</strong> come i cupolini che ricordano dei funghi all’interno del Park Güell, il tetto della villa Bellesguard simile a un grande drago, le vorticose scale a chiocciola che permettono di salire nelle torri della Sagrada Familia. Numerose sono poi le sculture raffiguranti animali come lucertole, tartarughe, draghi, lumache, tori, coccodrilli, i quali decorano i vari edifici barcellonesi e catalani.</p>
<p><strong>Tra questi, però, è in particolare Casa Battló, il palazzo di proprietà dell’omonimo industriale barcellonese, restaurato tra 1904 e 1907, a suggerire la più completa integrazione tra architettura, scultura e natura nella poetica di Gaudì.</strong> L’intero edificio è realizzato a partire da forme curve e sinuose che collegano la struttura al mondo sottomarino. Sia gli interni che gli esterni, caratterizzati da tonalità verdi e blu, ricordano fondali sommersi grazie a pietre modellate come onde del mare, lampadari simili a meduse, vetri opachi lungo le scale, tegole a forma di squame.</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<ul>
<li>Juan Jose Lahuerta, <em>Antoni Gaudi 1852-1926. Architettura, ideologia e politica</em>, Electa, Milano 1992</li>
</ul>
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		<title>Caterina e la vita di coppia secondo Shakespeare</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 05:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Lepore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Caterina è la prima, colei che definisce i contorni di tutte le eroine di Shakespeare e che inevitabilmente ne diventa pietra miliare e di paragone. La data di composizione de La bisbetica domata è incerta, l’anno più probabile è il 1593, quello che invece è assolutamente certo è l’innovazione stilistica e tematica dell’opera.
Shakespeare parte da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Caterina e la vita di coppia" src="http://www.shakespeareinitaly.it/caterina.JPG" alt="" width="150" height="200" align="left" /><strong>Caterina è la prima, colei che definisce i contorni di tutte le eroine di Shakespeare e che inevitabilmente ne diventa pietra miliare e di paragone.</strong> La data di composizione de <em>La bisbetica domata</em> è incerta, l’anno più probabile è il 1593, quello che invece è assolutamente certo è l’innovazione stilistica e tematica dell’opera.<br />
Shakespeare parte da un canovaccio già usato da Dunbar e soprattutto da Chaucer, creando un capolavoro: trasforma la violenza fisica su Caterina in prevaricazione psicologica e inventa il personaggio di Bianca, in antitesi con la sorella maggiore Caterina, per meglio evidenziare i differenti comportamenti femminili, esaltando l’intelligenza fine e ironica della maggiore e andando a screditare la superficialità della più piccola, che incarna perfettamente il lato negativo dell’essere donna. <span id="more-5184"></span></p>
<p><strong>Il punto di vista è quello di un uomo, durante il regno di Elisabetta I, che si schiera dalla parte di Caterina contro un padre che tratta le figlie come merci di scambio</strong>, insomma contro la mentalità del denaro capace di comprare ogni cosa. L’opera si svela, ammaliando l’ignaro fruitore, in un caleidoscopio di parole serie e giri di parole, in cui i vari registri stilistici si mischiano tra l’alto e il basso, usando il linguaggio colto ostentato dei papabili mariti, come strumento ironico per dimostrare la loro limitazione intellettuale ed emotiva. Fondamentali per la struttura stilistica ma anche narrativa sono gli scontri verbali tra Caterina e Petrucchio, vere e proprie battaglie d’orgoglio e d’astuzia su terreno alla pari, in cui la personalità femminile si esalta e si cesella per essere regalata al mondo nel pieno della sua maturazione e della sua rinascita, consapevole del proprio ruolo e del proprio valore.</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<ul>
<li>William Shakespeare, <em>La bisbetica domata</em>, Mondadori, Milano 2000</li>
</ul>
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		<title>Settembre, tempo di ricominciare</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 05:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ludovica Colussi</dc:creator>
				<category><![CDATA[carta bianca]]></category>

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		<description><![CDATA[
Settembre è arrivato e, dopo la dolce illusione dell&#8217;estate, ricomincia la vita &#8220;normale&#8221;.
La redazione del Pendolo dà il ben ritrovati a i suoi lettori, vecchi e nuovi.
Settembre / Triste il giardino: fresca / scende ai fiori la pioggia. / Silenziosa trema l&#8217;estate, / declinando alla sua fine. / Gocciano foglie d&#8217;oro / giù dalla grande acacia. / [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="settembre" src="http://i56.photobucket.com/albums/g199/ilpendolo/1262672_tree_alley.jpg" alt="" width="150" height="200" align="left" /></p>
<p>Settembre è arrivato e, dopo la dolce illusione dell&#8217;estate, ricomincia la vita &#8220;normale&#8221;.<br />
La redazione del Pendolo dà il ben ritrovati a i suoi lettori, vecchi e nuovi.</p>
<p style="text-align: left;">Settembre / Triste il giardino: fresca / scende ai fiori la pioggia. / Silenziosa trema l&#8217;estate, / declinando alla sua fine. / Gocciano foglie d&#8217;oro / giù dalla grande acacia. / Ride attonita e smorta / l&#8217;estate dentro il suo morente sogno. /S&#8217;attarda fra le rose, / pensando alla sua pace; / lentamente socchiude / i grandi occhi pesanti di stanchezza.</p>
<p style="text-align: left;">(Hermann Hesse, <em>Una poesia per settembre</em>)</p>
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		<title>Tutti al mare!</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 05:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ludovica Colussi</dc:creator>
				<category><![CDATA[carta bianca]]></category>

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		<description><![CDATA[O in montagna, o a rilassarsi in un bucolico agriturismo, o a coccolarsi in un elegante centro Spa, o a godere di qualche città europea o esotico paese&#8230; ovunque vadano i nostri lettori, e comunque trascorrano le calde giornate estive, la Redazione del Pendolo augura loro delle ottime vacanze e  un buono e meritato riposo.
Ci vediamo a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Tutti al mare" src="http://i56.photobucket.com/albums/g199/ilpendolo/753395_chair_on_relax.jpg" alt="" width="150" height="200" align="left" />O in montagna, o a rilassarsi in un bucolico agriturismo, o a coccolarsi in un elegante centro Spa, o a godere di qualche città europea o esotico paese&#8230; ovunque vadano i nostri lettori, e comunque trascorrano le calde giornate estive, la Redazione del Pendolo augura loro delle ottime vacanze e  un buono e meritato riposo.</p>
<p>Ci vediamo a settembre!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un esempio atipico di spaghetti western</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 05:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armando Rotondi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella storia dello spaghetti western è interessante notare una cosa: il primo esempio di questo genere non ha un&#8217;ambientazione americana ma tutta italiana, facendo riferimento a un episodio storico accaduto realmente nel Belpaese. Si tratta del tour italiano del Wild West Show di Buffallo Bill, che nel 1896 toccò alcune delle principali città italiane fra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img title="Buffalo Bill a Roma" src="http://i56.photobucket.com/albums/g199/ilpendolo/200px-Cody-Buffalo-Bill-LOC.jpg" alt="Buffalo Bill a Roma" width="150" height="191" align="left" />Nella storia dello spaghetti western è interessante notare una cosa:</strong> il primo esempio di questo genere non ha un&#8217;ambientazione americana ma tutta italiana, facendo riferimento a un episodio storico accaduto realmente nel Belpaese. Si tratta del <em>tour</em> italiano del Wild West Show di Buffallo Bill, che nel 1896 toccò alcune delle principali città italiane fra cui Genova, Bologna e soprattutto Roma.<br />
Proprio su quest&#8217;ultima tappa abbiamo due pellicole: la prima è un documentario dal titolo <em>L&#8217;arrivo di Buffalo Bill a Roma</em>, girato nel 1906 (non sappiamo chi è il regista) ed è la ricostruzione dell&#8217;arrivo nella capitale del grande cowboy statunitense avvenuto anni prima; il secondo film è <em>Buffalo Bill a Roma</em> (1949) di Giuseppe Accatino. <span id="more-757"></span></p>
<p><strong>Nella sua pellicola, Accattino mostra la grande sfida tra i mandriani americani e i butteri dell&#8217;Agro Pontino, </strong>questi ultimi capeggiati da Augusto Imperiali, il quale riuscì a sconfiggere Buffalo Bill l&#8217;8 marzo 1890. Una sfida, questa, nata dopo una discussione tra il direttore del Wild West Circus e il duca Onorato Caetani sulle doti dei butteri rispetto ai loro colleghi d&#8217;oltreoceano.</p>
<p><strong>Il film di Accatino, storicamente inattendibile perché sposta l&#8217;azione nel 1906</strong> (anno del documentario), è tra i primi, o forse è <em>il</em> primo vero esempio di western all&#8217;italiana, ma si pone già come un film unico, completamente differente da quelli che lo seguiranno e forse anche per questo risulta oggi praticamente dimenticato.</p>
<p><strong>Riferimenti cinematografici</strong></p>
<ul>
<li>Anonimo (regia di), <em>L&#8217;arrivo di Buffalo Bill a Roma</em>, Italia 1906</li>
<li>Giuseppe Accatino (regia di), <em>Buffalo Bill a Roma</em>, Itala 1949</li>
</ul>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong><em><br />
</em></p>
<ul>
<li><em> Buffalo Bill a Roma</em>, in “Rivista del cinematografo”, v. XXIII, marzo 1950, pp. 16-17</li>
<li>Mario Verdone, <em>Il cinema e Buffalo Bill a Roma</em>, in <em>Strenna dei Romanisti</em>, Staderini Editore, Roma 1952, pp. 203-215</li>
<li>Riccardo Redi, <em>I registi hanno famiglia</em>, in “Cinema: quindicinale di divulgazione cinemtografica”, v. VII, 10 ottobre 1954, pp. 501-502</li>
<li>Mauro Nasi, <em>Butteri di Cisterna e dell&#8217;Agro Pontino. Augusto Imperiali, l&#8217;eroe di tutti i butteri</em>, Fratelli Palombi, Roma 2006</li>
<li>Armando Rotondi, <em>Buffalo Bill in Rome</em>, in “Wai – Western all&#8217;Italiana”, a cura di Thomas Betts, n. 73, Anaheim, California USA (di prossima pubblicazione)</li>
</ul>
<p><strong>Articoli correlati</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.ilpendolo.info//?p=435">Indiani buoni e cattivi nel cinema western</a></li>
<li><a href="http://www.ilpendolo.info//?p=380">John Ford, il materialista di Hollywood</a></li>
<li><a href="http://www.ilpendolo.info//?p=353">Le tre sepolture, il western sulla borderline</a></li>
<li><a title="Permanent Link to Howard Hawks e il nuovo Western" rel="bookmark" href="http://www.ilpendolo.info//?p=548">Howard Hawks e il nuovo Western</a></li>
<li><a title="Permanent Link to L'eroe western secondo Peckinpah" rel="bookmark" href="http://www.ilpendolo.info//?p=467">L’eroe western secondo Peckinpah</a></li>
<li><a title="oltre il poliziottesco" href="http://www.ilpendolo.info/?p=586">Oltre il poliziottesco</a></li>
</ul>
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		<title>Olive Kitteridge: il chiaroscuro delle emozioni latenti</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 05:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisabetta Rossi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[2009]]></category>
		<category><![CDATA[Elizabeth Strout]]></category>
		<category><![CDATA[Olive Kitteridge]]></category>
		<category><![CDATA[Pulitzer]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[scritture di donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Elizabeth Strout è un’abile tessitrice di destini: intreccia i suoi romanzi come reti da pesca, crea personaggi dalla silouette precisa e apparentemente definita, salvo poi indugiare sulle ombre lunghe che ne tradiscono l’indole irrequieta. La sua capacità di coniugare l’interesse dei contenuti con un equilibrio formale quasi miracoloso ha trovato il suo coronamento nel suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.ilrecensore.com/wp2/wp-content/uploads/2009/07/olive_kitteridge.gif" alt="" width="150" height="190" align="left" /><strong>Elizabeth Strout è un’abile tessitrice di destini</strong>: intreccia i suoi romanzi come reti da pesca, crea personaggi dalla silouette precisa e apparentemente definita, salvo poi indugiare sulle ombre lunghe che ne tradiscono l’indole irrequieta. La sua capacità di coniugare l’interesse dei contenuti con un equilibrio formale quasi miracoloso ha trovato il suo coronamento nel suo ultimo lavoro, <em>Olive Kitteridge</em>, che le è valso il Premio Pulitzer nel 2009. Definirlo romanzo sarebbe improprio, poiché la sua struttura, caratterizzata da racconti slegati tra di loro, è un <em>collage </em>di volti, di famiglie, di personaggi e di eventi attraversati e subiti nel microcosmo di Crosby, ridente paesino del Maine affacciato sull’Oceano Atlantico.<span id="more-5013"></span></p>
<p><strong>A fare da <em>fil rouge</em> tra i vari protagonisti di questi eventi minimi è la smaniante Olive, professoressa di biologia nel liceo locale</strong>: un po’ virago e un po’ vittima, di alcuni racconti è protagonista – fotografata in vari momenti della sua vita – e di altri semplice passante che fa da sfondo imperturbabile a tragedie altrui, in un vortice narrativo che lascia senza fiato proprio per la sua discontinuità e per i suoi vuoti di tensione.</p>
<p><strong>Erede di una tradizione ricca e impegnativa, con i suoi ritratti chiaroscurati la Strout potrebbe essere la cugina americana di Virginia Woolf</strong>, o l’amica del cuore della neozelandese Katherine Mansfield.<br />
E sarà tramite le parole di Olive, che ci paleserà la sua intenzione narrativa, il suo tentativo di mostrare la vita come un susseguirsi inarrestabile di grandi esplosioni – e quindi matrimoni, nascite, lutti, prese di coscienza – e piccole esplosioni – un incontro fortuito, una carezza inaspettata, una gentilezza gratuita.<br />
Pagine commoventi, quelle della Strout: e se alla fine sapremo consolarci del dolore scaturito, sarà solo perché avremo la certezza di aver letto qualcosa che resterà nel tempo.<br />
<strong><br />
Riferimenti bibliografici</strong></p>
<ul>
<li>Elizabeth Strout, <em>Olive Kitteridge</em>, Fazi, Roma 2009</li>
</ul>
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		<title>Fra passato e futuro: l’incertezza presente de I Mandarini</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 05:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella Cavaletto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[La Seconda Guerra mondiale è finita con l’apparente demarcazione fra “buoni” e “cattivi”. Il distacco sembra separare i sistemi politici efficaci dalle forme di potere fallaci. Ma, al tramonto della distruzione, la luce ottimistica, con cui i francesi osservavano la liberazione, sembra adombrarsi di vecchi e nuovi dubbi. In questo clima di entusiasmo e ripensamenti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Fra passato e futuro: l’incertezza presente de I Mandarini " src="http://www.lafrusta.net/files/beauvoir.jpg" alt="" width="150" height="200" align="left" /><strong>La Seconda Guerra mondiale è finita con l’apparente demarcazione fra “buoni” e “cattivi”.</strong> Il distacco sembra separare i sistemi politici efficaci dalle forme di potere fallaci. Ma, al tramonto della distruzione, la luce ottimistica, con cui i francesi osservavano la liberazione, sembra adombrarsi di vecchi e nuovi dubbi. In questo clima di entusiasmo e ripensamenti, si muovono i “Mandarini”, gli intellettuali parigini, descritti da de Beauvoir. Questi sopravvisuti, protagonisti in una Francia ancora devastata ma speranzosa, sentono sulle loro spalle l’insostenibile peso della ricostruzione materiale e ideale. Le loro esistenze personali, le passioni, i risentimenti si intrecciano, così, alla dialettica che coinvolge i concetti di giusto e sbagliato, di verità e menzogna.<span id="more-5089"></span></p>
<p><strong>La netta demarcazione iniziale risulta più ombrata e sottile, nel momento in cui emergono le notizie proibite.</strong> Quelle sui campi di concentramento tedeschi, sulle azioni dei collaborazionisti sembrano corroborare una scelta di campo. Ma presto emergono anche le fughe di notizia sui lager stalinisti che minano l’aspirazione al comunismo.<br />
Questa difficile dialettica si palesa nel controverso rapporto che coinvolge due dei protagonisti: lo scrittore e fondatore del SRL (Partito di ispirazione socialista), Robert Dubreuilh, e il più giovane Henry Perron, direttore del giornale L’Espoir. Dubreulh è un uomo deciso, autoritario, che ricerca certezze anche a costo di mentire a se stesso, nella speranza di trovare una base solida su cui costruire il futuro. Perron, invece, rispetto al suo stesso mentore Dubreuilh, è un uomo che vive la nuova pace, con l’insicurezza che nasce dal non chiudere gli occhi di fronte agli errori.<br />
E il romanzo di de Beauvoir si spiega così, disegnado un corollario di situazioni in cui i fulcri sono la lungimiranza dell’insicurezza e la malcelata ottusità della sicurezza, nella speranza di riuscire a tesorizzare la storia, per trovare una proposta nuova che non sia insaguinata dal terrore passato.</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<ul>
<li>Simone de Beauvoir, <em>I Mandarini</em> (1954), Einaudi, Torino 2005</li>
</ul>
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		<title>L&#8217;amore per Dino Buzzati: un percorso verso la consapevolezza</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 05:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Iovino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Un amore è un romanzo anomalo nella narrativa di Dino Buzzati. Si scosta infatti da quel realismo magico per cui l’autore è generalmente conosciuto. È l’opera dove Buzzati si mette a nudo, scritta con una prosa incalzante e poco punteggiata, con la stessa urgenza di uno sfogo personale che non può adattarsi a delle regole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Lamore per Dino Buzzati: un percorso verso la consapevolezza" src="http://www.ilsussidiario.net/img/WEB/20091130poemafumetti/poemafumett3.jpg" alt="" width="150" height="200" align="left" /><strong><em>Un amore</em> è un romanzo anomalo nella narrativa di Dino Buzzati. Si scosta infatti da quel realismo magico per cui l’autore è generalmente conosciuto. </strong>È l’opera dove Buzzati si mette a nudo, scritta con una prosa incalzante e poco punteggiata, con la stessa urgenza di uno sfogo personale che non può adattarsi a delle regole linguistiche precise.<br />
Il protagonista è un affermato professionista milanese, con una vita piena di successi. Fin da subito viene svelato il suo vizio: Antonio Dorigo telefona a una casa di tolleranza e, come da abitudine consueta, fissa un incontro con una prostituta.<span id="more-5091"></span></p>
<p><strong>In queste pagine vi è un’apologia piuttosto maschilista sebbene sincera della prostituzione: Dorigo non nega di considerarla un’ottima cosa.</strong> Sembra quasi un miracolo che con pochi spiccioli delle creature bellissime, che nella vita reale paiono irraggiungibili, concedano i loro corpi senza nemmeno il bisogno di faticare per conquistarle.<br />
Il destino, tuttavia, è in agguato dietro l’angolo: Antonio si innamora di una queste donne con cui voleva solo divertirsi. Il resto del romanzo si presenta come un percorso per il raggiungimento di una consapevolezza: non basta il possesso fisico per riuscire a conquistare l’amore di una donna, per riuscire ad averla veramente. L’amore svela a Dorigo la sua impotenza e la sua sostanziale solitudine, ma soprattutto il mistero di un sentimento che sembra donare alle cose una luce inconsueta di straordinaria bellezza.</p>
<p><strong> Riferimenti bibliografici</strong></p>
<ul>
<li> Dino Buzzati, <em>Un amore</em>, Mondadori, Milano 2006</li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Cuori infranti, favole e sangue</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 05:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara De Nardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Cuori infranti è un libricino cremisi, piccolo quanto il palmo di una mano, rosso come il sangue appiccicoso. Sessantaquattro pagine che lasciano sulla lingua il sentore del pollo al forno con le patate, del bucato fresco e dell’odore acre e velenoso della carneficina.
Nel paese del cioccolato una “biondina dal viso appena troppo paffuto” e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Cuori infranti, favole e sangue" src="http://home.edizioninottetempo.it/wp-content/uploads/cov_loy_cuori_web.jpg" alt="" width="150" height="200" align="left" /><strong><em>Cuori infranti</em> è un libricino cremisi, piccolo quanto il palmo di una mano, rosso come il sangue appiccicoso.</strong> Sessantaquattro pagine che lasciano sulla lingua il sentore del pollo al forno con le patate, del bucato fresco e dell’odore acre e velenoso della carneficina.<br />
Nel paese del cioccolato una “<em>biondina dal viso appena troppo paffuto</em>” e il suo principe decaduto consumano svelti attimi di passione strappati a morsi da una quotidianità organizzata e costrittiva. Quando le imposizioni si fanno troppo opprimenti i due le mettono a tacere recidendo la vita dal collo di una madre ridotta a un “<em>pupazzo sventrato in fondo alle scale</em>”. E ancora 44 coltellate sul fratellino riccioluto, un corpo così piccolo che si fatica a pensare come possa contenerle tutte. Nella città che evoca il verde dei prati e dell’invidia, una coppia di sposi devoti all’igiene fa pulizia delle macchie d’orgoglio e rancore sterminando una manciata di vicini.<span id="more-5087"></span></p>
<p><strong>Novi Ligure ed Erba, come luoghi distanti e stranamente familiari ridipinti come moderne favole scure</strong>; nell’idillio di plastica tirata a lucido, in un istante improvviso e inspiegabile, il male si spande come “<em>serpi sulla moquette</em>”. E si ritorna con la memoria ai Grimm, o a Hoffman, ma Novi Ligure ed Erba sono altro, luoghi conosciuti, troppo vicini.<br />
“<em>I delitti moderni-contemporanei sono raddoppiati nell’atrocità e spogliati dalle motivazioni e avvengono in contesti normali, benestanti</em>”; non c’è una disperazione di stampo dostoevskiano a ristabilire un equilibrio, seppur greve, “<em>sconvolge l’idea che abbiamo della società e dell’uomo</em>”(1). “<em>Io credo come un’utopia nelle qualità umane dell’uomo, ma qui non le vedo più, cancellate da qualcosa di inumano</em>”<br />
Di fronte al disumano restiamo impotenti, una “<em>paralisi dell’invenzione</em>” che nasce dalla profonda esigenza aderire al reale, per conoscere, sapere, capire.</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<ul>
<li>Rosetta Loy, <em>Cuori Infranti</em>, Nottetempo, Roma 2010</li>
</ul>
<p><strong>Note</strong></p>
<ol>
<li> Intervista a Rosetta Loy, presso la Libreria Empiria, Roma, giugno 2010.</li>
</ol>
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		<title>Dove sono finiti i bravi cantanti?</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 05:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[cantanti]]></category>
		<category><![CDATA[canto]]></category>
		<category><![CDATA[contralto]]></category>
		<category><![CDATA[discografico]]></category>
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		<category><![CDATA[tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[vocale]]></category>

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		<description><![CDATA[È opinione comune che il nostro mondo stia vivendo una seria crisi del canto, a tutti i livelli e in tutti i generi musicali.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Dove sono finiti i bravi cantanti?" src="http://2.bp.blogspot.com/_E0dQC6aLJZU/SWI1AL49WHI/AAAAAAAACP4/gtnTP_l6xYY/s320/villa.jpg" alt="" width="150" height="190" align="left" /><strong>È opinione comune che il nostro mondo stia vivendo una seria crisi del canto, a tutti i livelli e in tutti i generi musicali.</strong><br />
A prova di ciò è il fatto che la “vita media” di attività dei cantanti lirici si sia notevolmente ridotta rispetto al passato e che, addirittura, certe tipologie di voci, come quella di contralto, siano in estinzione.<br />
Nonostante gli show televisivi siano pieni di cantanti o aspiranti tali, spesso portatori di strane tecniche, come quella del “canto ad occhi chiusi” o quella, diffusissima, dell’“orecchio tappato”, sembra che sia all’opera lirica che alla musica leggera manchino voci di eccelso valore capaci di sostituire i miti del passato più o meno recente.<span id="more-5067"></span></p>
<p><strong>Una delle ragioni della crisi può di certo essere individuata nelle modalità con cui l’industria musicale tende a “spremere” le voci, cercando di realizzare un profitto immediato a scapito della crescita artistica del cantante.</strong><br />
Un’altra motivazione va invece cercata in un calo di qualità dell’ascolto da parte del pubblico. È infatti relativamente semplice distinguere una voce gradevole, ben intonata e potente, più difficile è invece coglierne le capacità espressive, ovvero il modo con cui l’artista adopera gli strumenti estetici a sua disposizione, i colori e i timbri, per trasmettere, in maniera unica, particolari emozioni e suggestioni.</p>
<p><strong>Se il pubblico non sa cogliere tali sfumature diventa difficile per un cantante in possesso di eccezionali doti espressive emergere ed affermarsi.</strong><br />
Migliorare la qualità dell’ascolto non è poi così impossibile: un sistema rapido per capire se si sta ascoltando un bravo cantante è quello di verificare se si comprendono esattamente le parole che canta e se riesce a rendere correttamente i sentimenti e gli umori che son dietro tali parole.</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<ul>
<li> C. Casini, <em>L’arte di ascoltare la musica</em>, Bompiani, Milano 2004</li>
<li>P. Geri, <em>Manuale d’italiano per cantanti d’opera</em>, Guerra, Perugia 2004</li>
</ul>
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